La “chiamata” delle sinistre al boicottaggio dei prodotti israeliani e di quelli americani è esemplare per tracciare la mappa dell’Occidente che odia l’Occidente, svelare la cattiva coscienza delle presunte classi colte che agitano l’arma dell’irrazionale e accendono la fabbrica del caos. L’antiamericanismo e l’antisemitismo sono sempre più le facce della stessa medaglia, alcuni studiosi (per esempio, il francese Andrè Glucksmann) li definiscono come «Twin Brothers», fratelli gemelli. Netanyahu e Donald Trump, gli ebrei e gli americani, Israele e gli Stati Uniti d’America sono il capro espiatorio ideale per chi cerca “la colpa” altrove.
L’escalation degli appelli è davanti a chiunque abbia l’onestà di guardare i fatti: di fronte ai dazi, la sinistra propone non una decisione politica razionale, ma l’insurrezione popolare al supermercato; per Israele si chiede l’isolamento internazionale e lo stop all’acquisto dei beni prodotti e venduti dagli ebrei (anche di farmaci fondamentali per curare il cancro). Nel caso dell’America si tenta di far coincidere una guerra ideologica con una rappresaglia alla cassa dei consumatori; mentre per Israele - esaurite le opzioni militari dopo la sconfitta sul campo dell’Iran e dei suoi alleati - si gioca la carta dell’implosione della sua economia per effetto dell’isolamento commerciale.






