Prato, 2 settembre 2026 – “Garantire due diritti: alla salute dei detenuti e alla sicurezza degli operatori”. Perché “una diagnosi tardiva o un’assistenza non adeguata sarebbero una sconfitta dell’intero sistema”. Il messaggio agli addetti ai lavori lanciato dall’assessora regionale Monia Monni al termine delle due ore e mezza di sopralluogo alla Dogaia - accompagnata dal direttore sanitario dell’Asl Toscana Centro Lorenzo Roti, dal direttore della sanità penitenziaria Mauro Romilio, dal responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Prato Simone Magazzini e dalla dirigente regionale Monica Marini - è chiaro, netto, per non dire emergenziale. Per quanto siano assenti carenze di organico, per quanto la dotazione, anche diagnostica di primo livello, sia “importante”, in carcere il personale sanitario lavora “in spazi angusti che non garantiscono la piena sicurezza degli operatori”, rimarca l’assessora.
La priorità: sicurezza e salute
Prima di scendere nel dettaglio dello stato dell’arte alla casa circondariale pratese: “Questa era ed è la mia prima preoccupazione, discussa durante il sopralluogo con la direzione del carcere e con gli operatori sanitari - precisa Monni -. Credo che il sistema carcerario nella parte della sua organizzazione sanitaria sia un pezzo del sistema sanitario a tutti gli effetti, chiamato a garantire lo stesso livello di cure come nel resto del territorio piuttosto che in ospedale. Ma credo anche che tutto questo si debba necessariamente conciliare con la massima sicurezza degli operatori. E questo ad oggi, purtroppo, in questo carcere, non c’è e non è garantito. Dobbiamo lavorare molto”.









