HomePratoCronacaCure ed esami in carcere: "Infermeria senza degenza e visite specialistiche interne ed esterne saltate"Margherita Michelini, Garante comunale per i detenuti, spiega l’organizzazione sanitaria interna: ci sono apparecchi per radiografie ma non il radiologo "Siamo considerati ’centro clinico’ ma in cella non si fa l’ossigenoterapia" .Margherita Michelini, GaranteRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"La Dogaia resta un carcere sovraffollato e anche la parte sanitaria ha tante lacune, sono amareggiata da questa situazione. Preoccupa vedere quello che è successo al pronto soccorso domenica": così si esprime Margherita Michelini, garante per i detenuti del Comune di Prato, in merito agli ultimi fatti.

In che termini oggi è possibile essere visitati e curati in carcere? "A Prato - spiega la Michelini - innanzitutto nell’infermeria non c’è la degenza, quindi terminate le terapie (flebo, ossigeno...) il detenuto torna in cella.

Il medico c’è h24 ma non si reca più nelle sezioni se non per una vera emergenza e questo in seguito ad aggressioni che ci sono state. Il personale infermieristico e le oss dipendono da cooperative e non dall’Asl: spesso sono infermiere giovani, alle prime armi e in questo contesto non è facile lavorare in tranquillità. La forbice d’età dei detenuti va dai ragazzi giovani ai 65/70 anni. Il carcere di Prato è considerato ’centro clinico’ per la vicinanza (3 km) all’ospedale e per questo vengono inviati anche detenuti con patologie ma, a mio avviso, non è l’ideale per la loro salute e per chi deve fare assistenza. Ad esempio, c’è il caso di un detenuto che necessita di una terapia a base di ossigeno e in cella, per ragioni di sicurezza, non lo può tenere quindi stiamo cercando un trasferimento. E’ una situazione veramente complessa".