La maggioranza si divide sull'inserimento del ballottaggio nella prossima legge elettorale. Con l'avvicinarsi del termine per presentare gli emendamenti, nelle ultime ore il dibattito sullo Stabilicum si era svolto nel segno dello scontro interno alla maggioranza, con Forza Italia e Fratelli d'Italia favorevole a un secondo turno – fra le riserve della premier – e la Lega fortemente contraria. Nonostante l'insistenza di una parte dei meloniani, questa mattina in Commissione Affari Costituzionali non è arrivato nessun emendamento unitario sul tema. Sopravvive solo quello presentato a titolo personale da Marcello Pera, senatore di Fratelli d'Italia ed ex presidente del Senato, sostenuto da alcuni grossi calibri del centrodestra - con Ignazio La Russa come capofila – che però arriverà in aula direttamente il 9 settembre senza il sostegno esplicito dei partiti di governo.Secondo Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, dietro la decisione di non presentare un emendamento azzurro c'è "la necessità di privilegiare il dialogo, la coesione della coalizione e la ricerca di soluzioni condivise", pur mantenendo "la disponibilità a valutare nell'iter parlamentare ogni proposta utile a rafforzare la rappresentatività, la stabilità e la governabilità". Parafrasando, almeno per il momento prevale la cautela del Carroccio, preoccupato - come hanno sottolineato alcuni esponenti di partito negli scorsi giorni - dalla scarsa affluenza degli elettori di centrodestra ai ballottaggi delle elezioni locali."Inserire il ballottaggio è stata una mossa disperata e che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale – commenta Elly Schlein – È vergognoso questo atteggiamento proprietario delle istituzioni, per cui Meloni legge i sondaggi del giorno e prova a costruirsi una legge elettorale su misura". Nella lettura della segretaria del Partito democratico, l'introduzione del ballottaggio servirebbe a sommare ai voti del centrodestra il 7% circa che i sondaggi accreditano al partito di Vannacci.Dopo la bocciatura arrivata con il voto a scrutinio segreto della Camera dello scorso 14 luglio, la coalizione di governo resta compatta nel tentativo di introdurre le preferenze - ma con i capilista bloccati - nella legge elettorale, con un emendamento condiviso che però cancella la quota di genere prevista dal Rosatellum. Se il testo presentato dalla maggioranza superasse il voto del Senato, cadrebbe l'obbligo di includere nelle liste almeno il 40% di candidati di un sesso. Come ripotato da Repubblica, durante la stesura dell'emendamento i delegati di Fratelli d'Italia e Forza Italia avrebbero spinto per eliminare la proporzione minima fra uomini e donne. In caso di un capolista uomo la seconda candidata in lista dovrà però essere donna."All'ennesimo emendamento è ormai chiara la volontà della maggioranza di prendere le donne e sbatterle fuori dalle istituzioni – sottolinea Elena Bonetti, presidente di Azione - Dietro questa scelta c'è un mix di bulimia di potere maschile e di paura della pancia vannacciana che ormai attanaglia il centrodestra. Il risultato è una legge del tutto incostituzionale che, invece di difendere e promuovere le conquiste ottenute dalle donne, le butta via".Dello stesso avviso la senatrice del Partito democratico Beatrice Lorenzin: "Gravissimo che proprio il Governo guidato dalla prima donna Presidente del Consiglio voglia cancellare una garanzia di parità di genere nella legge elettorale. Meloni non può usare l'essere donna come bandiera e poi consentire che si riducano gli strumenti che garantiscono alle donne l'accesso alle istituzioni".