C’è una sottile ironia nel modo in cui la politica italiana affronta le sue scadenze cruciali. Nelle ultime ore, mentre i leader del centrodestra ostentano una perfetta sintonia sul futuro della riforma elettorale, dietro le quinte di Palazzo Madama va in scena uno scontro tutt’altro che pacifico.
La verità è che lo “Stabilicum”, la riforma nata con l’obiettivo dichiarato di garantire governi stabili, sta mettendo a nudo la fragilità dei rapporti nella maggioranza proprio sul suo perno più delicato: il ballottaggio.
Per comprendere cosa stia accadendo al Senato occorre andare oltre la facciata delle intese. Sulla carta, la coalizione ha trovato una convergenza significativa sul tema delle preferenze: è pronto un emendamento unitario che consente agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Un risultato spendibile pubblicamente per smentire le voci di crisi.
Ma basta scalfire la superficie per capire che quell’accordo è un anestetico: la frattura vera si consuma sul secondo turno.
A poche ore dalla scadenza per la presentazione delle proposte — martedì 1° settembre alle 12:00 in Commissione Affari costituzionali — il centrodestra si muove in ordine sparso sul nodo del ballottaggio. Non esiste una proposta condivisa. Forza Italia depositerà un proprio testo, mentre il senatore Marcello Pera, esponente di spicco dell’area di Fratelli d’Italia, presenterà un emendamento personale che sta alimentando un acceso dibattito nella maggioranza.











