Le opposizioni provano ad allungare i tempi, la maggioranza non lascia sul campo neppure un giorno. Per oltre un’ora la commissione Affari costituzionali del Senato resta impigliata sull'ordine degli emendamenti, tra richieste di stop e accuse di forzatura. Ma il braccio di ferro non ferma l'iter. E questa volta, per la maggioranza, senza sorprese e defezioni. A due mesi dallo schiaffo di Montecitorio, dove un emendamento quasi gemello era stato affondato per un solo voto e a scrutinio segreto, il centrodestra ricuce lo strappo e porta a casa le preferenze, in attesa dell’Aula. Restano aperti i nodi più sensibili, dal premio di maggioranza al possibile ballottaggio. Ma Giorgia Meloni può arrivare in Puglia, alle celebrazioni per il record di durata del suo governo, con un nodo sciolto.

La legge elettorale cambia ancora volto. Il compromesso di maggioranza - a prima firma di Marco Lisei (FdI) ricalca il testo di luglio, con qualche ritocco. Il capolista resta bloccato, mentre sugli altri candidati l’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze con una croce sulla scheda. L'alternanza di genere scatta dal nome successivo al primo; per i capilista non viene dunque riproposta la regola del 60%-40% presente nel Rosatellum. Un impianto che vede FdI, Lega, Forza Italia e alleati schierarsi compatti a favore, mentre Pd, M5s, Avs e Iv fanno fronte comune contro. Unica astensione, quella dell’esponente Svp Meinhard Durnwalder.