Fu un luglio rovente quello del 2002, ma Firenze aveva il gelo nel cuore. E lo aveva nelle vene mentre il sangue della sua storia filava via in mille rivoli che nessuno sapeva più come inseguire. Annunci, speranze, fiato in gola. E di nuovo promesse, soldi che non arrivavano, fax dal Sudamerica inceppatisi chissà dove, bugie, mezze verità. I giorni del calendario intanto volavano via. Poi Vittorio Cecchi Gori, isolato e rabbioso, molla la presa. La Fiorentina vola nel vuoto.
E così all’alba di agosto la maglia viola svanisce con i suoi 76 anni di storia. Travolta da un abisso finanziario di oltre 110 milioni di euro che portò al fallimento della gestione di Cecchi Gori, la storica A.C. Fiorentina (oggi Acf) venne così esclusa con un timbro dai campionati professionistici.
E la serie B, conseguenza di una stagione balorda e fino a quel momento vissuta come un dramma per l’autunno imminente, era diventata di colpo il paradiso perduto, il sogno di mezz’estate da rincorrere per non sprofondare ancora più giù. Senza un intervento straordinario, il regolamento federale avrebbe imposto la radiazione e la ripartenza dalla Terza Categoria. Roba inimmaginabile.
Ma fermiamoci un attimo prima. Un attimo prima del precipizio.







