di
Rebecca Luisetto
Belluno, la tragedia del 1963: la donna aveva 12 anni. «Ricordo la spinta contro il letto, sognai di affogare. Rimasi sepolta, mi trovarono perché avevo una mano e un piede all'esterno»
Le immagini che arrivano dal Nepal e dal Tibet con l’acqua e il fango che travolgono interi centri abitati, riportano alla memoria il disastro del Vajont. A 63 anni dalla sera del 9 ottobre 1963, quando la frana del monte Toc provocò l’onda che distrusse Longarone e i Comuni della valle, il parallelo con quanto sta accadendo nella regione himalayana appare inevitabile. Micaela Coletti aveva 12 anni quella sera. Lei è una dei pochi sopravvissuti. La tragedia le ha portato via i genitori, la nonna e una sorella. La donna è ora la presidente del Comitato Sopravvissuti del Vajont per difendere la memoria delle vittime.
Che cosa prova guardando quei video?«Mi terrorizzano. Faccio fatica a guardare quelle immagini, quell’onda, quei paesi rasi al suolo. La cosa che mi ha colpito ancora di più è che, proprio in concomitanza con quello che stava accadendo, stavo dormendo e ho fatto un incubo».













