«Eravamo in dodici su un bus diretti al monte Kailash per un pellegrinaggio quando abbiamo visto una enorme nube marrone che veniva verso di noi e abbiamo sentito un boato immenso. Ho ancora quel rumore nelle orecchie». Nel racconto all’ANSA di Valentina Piccinini, italiana sopravvissuta all’alluvione in Nepal, è ancora vivo il ricordo di quei momenti. La ragazza, dipendente di una multinazionale del settore sanitario e grande appassionata di viaggi, aveva raggiunto a Kathmandu il suo compagno - il fotografo toscano Stefano Lotumolo - appena due giorni prima del disastro.
«E' iniziato tutto verso le 7.40. Quando abbiamo realizzato che era una valanga l’autista ha aperto le porte e siamo scapparti a piedi. Mentre correvo sono inciampata perché ho perso la ciabatta. Sentivo urlare il mio nome ma in quel momento non vedevo altro se non la nube marrone che mi veniva addosso. Ho avuto probabilmente un black-out. Così, senza rendermene conto sono andata nella direzione opposta agli altri».
Valentina ha seguito la «mano» di un militare ed è scappata sulla montagna. «Se fossi rimasta sulla strada non sarei qui adesso. Mi sono arrampicata più veloce che potevo - continua - Ho aiutato alcuni bambini, ma la montagna non smetteva di venir giù. Ho pregato Shiva perché questa è la sua terra e Dio affinché smettesse e mi facesse rincontrare il gruppo. Sentivo che erano tutti salvi».










