Il 24 agosto di dieci anni fa nella Valle del Tronto la terra tremò in mezzo alla notte. Erano le 3.36 prima dell’alba. Soltanto ad Amatrice morirono 237 persone, altre 51 ad Arquata e 11 ad Accumoli. La mia amica Federica stava più a Nord, nelle Marche, vicino a Fiastra. Quella notte sentì anche lei il terremoto, ma non subì alcun danno. Non fu altrettanto fortunata il 26 ottobre di due mesi dopo, quando la stessa sequenza sismica raggiunse la sua casetta con giardino, dove al piano di sopra fino a poco tempo prima viveva la suocera: sarebbe morta lì, se non fosse già scomparsa, seppellita dal tetto.

Federica quel giorno era andata a trovare i genitori a Subiaco, assieme al compagno. Ripartì subito dopo aver sentito la scossa e non appena arrivò in paese si preoccupò di riabbracciare Chicca ed Eos, la gatta e il cane che si erano salvati sul prato, quello che sarebbe stato anche il suo «Piano B» se fosse successo con lei in casa. Da poco, al mare, dove ci siamo conosciute quando eravamo poco più che bambine, abbiamo ricordato i giorni del sisma e le ho chiesto come avesse deciso cosa prendere e portare via quando riuscì a entrare rapidamente nel suo appartamento: magari una collanina?, un bracciale speciale?, una foto ricordo?