«La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017. Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto - delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo - costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio». Lo dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel decimo anniversario del sisma in Centro Italia.«Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia», ha sottolineato il capo dello Stato. «I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato - aggiunge il capo dello Stato - un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza».E nella notte appena trascorsa, Amatrice ha ricordato con una fiaccolata silenziosa e 239 rintocchi di campana, uno per ogni vittima di quella notte di dieci anni fa, quando il borgo della provincia di Rieti fu quasi interamente raso al suolo da un terremoto di magnitudo 6.Erano da poco passate le 3.36 quando l'allora sindaco, Sergio Pirozzi, disse alle tv cosa aveva davanti ai suoi occhi: "Amatrice non c'è più". Oggi il paese all'ombra dei monti della Laga tenta con tenacia di risorgere dalle sue macerie, senza dimenticare i nomi di coloro che dalla notte del 24 agosto 2016 non ci sono più, elencandoli nel silenzio."Per la decima volta - dicono durante la veglia le voci che si alternano al microfono - vogliamo ancora essere qui semplicemente per dire che ci siamo, ci siamo per chi non c'è più, ci siamo per chi c'è ancora e ci siamo per questa terra che ha diritto a rinascere e a brillare di nuovo di luce propria, per la sua bellezza, per la sua storia e per la sua tradizione, e non perché vittima di un terremoto".Stanotte ciò che rimane si scorge nel buio, mentre un lungo serpentone di cittadini e familiari delle vittime attraversa con in mano una fiaccola il 'ground zero': il nuovo corso che gira intorno alla torre civica, rimasta miracolosamente al suo posto, ma anche il confine tra il nuovo e il vecchio paese che lentamente sta rinascendo. "Le fiaccole - ha letto un volontario della Croce Rossa durante la veglia - che illuminano i passi di questo piccolo pellegrinaggio, stanno a rappresentare il bisogno di luce nelle tenebre in cui l'evento del terremoto ha gettato questa comunità".Amatrice ricorda così il suo dolore, nella notte peggiore della sua centenaria storia, che prima di quella sconvolgente scossa la portò a essere proclamata uno dei Borghi più belli d'Italia, e non solo per il suo piatto conosciuto in tutto il mondo. È la notte più intima della sua comunità. La notte del silenzio in cui neanche l'attuale sindaco, Giorgio Cortellesi, se la sente di rilasciare dichiarazioni. Il tempo delle parole sarà tra poche ore, con le celebrazioni ufficiali e la messa, alle 17, del cardinale Zuppi, alla presenza della premier Giorgia Meloni.Meloni ad Amatrice, "Acceleriamo per la rinascita dell'Appennino centrale"
Amatrice ricorda le vittime del terremoto di dieci anni fa. Mattarella: "Pagina drammatica della Repubblica"
Alle 3.36 i 239 rintocchi di campana e l'elenco dei nomi. 'Ci siamo per chi non c'è più'











