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La notte del 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo 6.0 devastò un’ampia zona del Centro Italia tra l’Abruzzo, il Lazio, le Marche e l’Umbria. I borghi di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto e la sua frazione Pescara del Tronto, i più vicini all’epicentro, furono quasi completamente distrutti. Morirono 299 persone e altre 388 rimasero ferite. Nei mesi seguenti ci fu uno sciame sismico, cioè una serie di terremoti di minore intensità. Il 26 e il 30 ottobre altre due scosse, la seconda ancora più forte di quella di agosto, provocarono ulteriori danni, ma non ci furono altre vittime perché tutti gli abitanti erano già stati evacuati. A gennaio altre quattro forti scosse finirono di abbattere le poche abitazioni rimaste. Dieci anni dopo, i comuni rasi al suolo non sono ancora stati ricostruiti.
La zona rossa di Amatrice, 16 luglio 2026 (© Michele Lapini per il Post)
Nel borgo medievale di Amatrice, il più colpito dal terremoto, è stata ristrutturata solo la duecentesca Torre Civica. È stato rimesso in funzione anche l’orologio sulla facciata, che per molti anni era rimasto fermo alle 3:36, l’ora del primo terremoto. Attorno non c’è più nulla. Dove c’erano case, chiese e negozi ora c’è una spianata ricoperta di cantieri e recintata, dove possono entrare solo gli operai che lavorano nei cantieri, le forze dell’ordine e i mezzi di soccorso.











