Un nastro d’asfalto lungo seicento metri. È la grande novità tirata fuori per difendersi dalle accuse di immobilismo e ritardi che accompagnano la commemorazione dei dieci anni dal terremoto del 24 agosto del 2016 in cui morirono 299 persone tra i borghi dell’Appennino, da Amatrice ad Accumoli e Arquata del Tronto. Il centro di Amatrice fu raso al suolo e fino a poche settimane fa al posto dei negozi, delle case, della vita di paese che lo animava c’era una spianata deserta, appena nascosta dietro un muro di cemento. Il nastro di asfalto rappresenta il primo segnale di vita ma appare quasi incongruo, surreale nel mezzo del nulla che lo circonda. Il borgo antico di Amatrice, quello che dieci anni fa stava preparando la cinquantesima edizione della sagra degli spaghetti all’amatriciana, non esiste più. E nulla lo farà risorgere, di sicuro non un nastro d’asfalto. Secondo i dati di un’analisi realizzata da Action Aid lo stato di avanzamento complessivo dei lavori è del 40 per cento e, prendendo in considerazione anche i due terremoti di fine ottobre che colpirono il Centro Italia, due opere pubbliche su tre non hanno ancora un cantiere avviato. Nel privato sono state presentate 1510 domande per la ricostruzione. A essere state ricostruite, però, sono 247 case, il 16 per cento. Sono 828 i cantieri aperti e 348 quelli completati, poco più del 40 per cento. Infine, su 3667 interventi programmati, il 66,3% è ancora nella fase che precede l’inizio dei lavori. A quasi una settimana dalla pubblicazione di queste cifre, è arrivata la smentita da parte del commissario straordinario per la ricostruzione delle aree del Centro Italia colpite dal sisma del 2016, Guido Castelli: «Pur disponendo di dati aggiornati al 2026, trasmessi dalla Struttura commissariale nel luglio 2026 successivamente alla pubblicazione del Rapporto, ActionAid ha costruito la propria analisi su dati obsoleti, ovvero su un dataset aggiornato al 30 aprile 2025 e, dunque, riferito a oltre un anno prima. In secondo luogo, la tesi di ActionAid si fonda su una classificazione che considera “non partiti” anche gli interventi in fase di progettazione e persino quelli per i quali il progetto esecutivo sia già stato approvato e sia stata avviata la procedura di gara per l’affidamento dei lavori».