Sale ad almeno 626 il numero delle vittime dell’alluvione che da giorni devasta la regione himalayana tra Nepal e Tibet. Migliaia le persone ancora disperse mentre i soccorritori cercano superstiti tra fango e macerie e cresce il rischio di nuove piene. Tre italiani risultano ancora irreperibili, mentre Valentina Piccinini e il compagno Stefano Lotumano sono riusciti a salvarsi: “Un boato immenso e una nube marrone verso noi. Senza i nepalesi non sarei qui”

Sono almeno 626 i morti dell'alluvione che da mercoledì 26 agosto ha devastato la regione himalayana tra Nepal e Tibet. Il bilancio continua a salire mentre proseguono le ricerche tra fango, macerie e villaggi travolti dalla piena: in Nepal risultano ancora disperse oltre 2.400 persone, mentre sul versante tibetano le autorità cinesi hanno comunicato sette vittime e centinaia di irreperibili. Numeri ancora provvisori, destinati a cambiare con il passare delle ore e con l'arrivo dei soccorritori nelle zone più isolate.

L'emergenza è scattata nel distretto nepalese di Rasuwa, lungo il confine con la Cina, dove una devastante piena ha travolto strade, abitazioni, ponti e infrastrutture. La massa d'acqua e detriti si è riversata lungo i corsi d'acqua della regione, provocando distruzioni su un'area molto vasta e isolando numerose comunità montane. Le cause precise dell'evento sono ancora oggetto di accertamenti, ma il disastro sarebbe stato preceduto dal collasso di una massa di ghiaccio e dalle successive frane in alta quota. Le operazioni di soccorso continuano senza sosta, ma le condizioni sul terreno rendono tutto più difficile. Spessi strati di fango, ponti distrutti e la forza dei fiumi ostacolano l'arrivo dei mezzi di emergenza, mentre anche gli elicotteri incontrano difficoltà nelle fasi di atterraggio e decollo. L'esercito nepalese ha mobilitato numerose squadre e, secondo le autorità, migliaia di persone sono state tratte in salvo dall'inizio dell'emergenza.