Sono ricerche senza sosta quelle che da due giorni vanno avanti tra Nepal e Tibet. I dispersi dopo l’alluvione di 48 ore fa, 26 agosto, sono di fatto ancora 2.381, 644 gli stranieri di cui tre italiani ancora irreperibili. Secondo quanto riferito dal portavoce della polizia nepalese finora sarebbero state tratte in salvo 1.545 persone di cui 644 a Rasuwa, 898 a Nuwakot e tre a Dhading. Il bilancio delle vittime nel frattempo è salito a 489. Lo riferisce Nepal News, secondo cui anche 28 agenti di polizia nepalesi risultano ancora dispersi dopo il disastro. L’allerta alluvione resta comunque attiva per il Nepal: secondo quanto riporta la Bbc una diga ha registrato una "breccia sul versante tibetano" rendendo impossibili le operazioni di soccorso. Di fatto, le autorità cinesi hanno sospeso un'operazione in corso. La Cctv spiega che un lago formatosi a causa dell'enorme accumulo di detriti ha iniziato a tracimare verso l'area nella quale erano dirette le squadre di soccorso. "Per questo motivo, a tutte le squadre è stato ordinato di rimanere sul posto in attesa di ulteriori istruzioni". Le squadre di emergenza che erano riuscite già a raggiungere l'area "hanno ricevuto l'ordine di ritirarsi di un chilometro". Il livello del lago potrebbe raggiungere il picco intorno al primo settembre. Se lo sbarramento dovesse cedere, riferiscono le fonti di Xinhua, potrebbe provocare un'ondata di piena a valle e ulteriori danni, anche nell'area del valico di Gyirong, che si trova a oltre dieci chilometri dal lago. A complicare il quadro, le precipitazioni previste nei prossimi giorni. Secondo il ministero cinese delle Risorse idriche, il lago, formatosi in prossimità della confluenza tra il fiume Chhochen Khola e il fiume Purepu Tsangpo, aveva raggiunto un volume stimato di circa 2 milioni di metri cubi già nella mattinata di ieri.