HomeAscoliCronacaIl caso Pescara del Tronto: "La burocrazia ci ostacola"Sergio Giangregorio, portavoce associazione dei Familiari delle vittime sismaIl memoriale delle vittimeRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciA dieci anni dal sisma del 24 agosto 2016, Pescara del Tronto resta una ferita aperta. Il paese è stato quasi completamente cancellato, decine sono state le vittime, una comunità è stata spezzata. Ma alla distruzione provocata dal terremoto si è aggiunta, negli anni, un’altra sofferenza: quella dell’attesa.

A raccontarla è Sergio Giangregorio, portavoce dell’associazione dei Familiari delle vittime del sisma e presidente del consorzio che gestisce una parte della ricostruzione nel sito delocalizzato di Piedilama. "Pescara del Tronto non c’è più e non c’è ancora", dice Giangregorio, riprendendo le parole pronunciate dal cardinale Zuppi. "Non c’è più perché il terremoto ha distrutto case, spezzato una comunità e portato via vite umane. Ma non c’è ancora perché, a dieci anni di distanza, non siamo riusciti a restituire alle persone un luogo nel quale poter ricominciare a vivere. E questa non può essere considerata una condizione normale".

Per Giangregorio, il problema non è soltanto tecnico. "È mancata soprattutto una scelta delle priorità. Pescara è stato il luogo con la maggiore distruzione e il maggior numero di vittime e avrebbe dovuto essere il cuore della rinascita, il punto da cui dare un segnale forte a tutto il territorio terremotato". Invece, osserva, "si è rallentata ogni azione, a cominciare dalla rimozione delle macerie, arrivata dopo un tempo vergognosamente lungo".