HomeAscoliCronacaIl caso Pescara del Tronto: "Ecco perché siamo fermi"La denuncia di Egidio Rendina: "Servirebbe la delocalizzazione volontaria"Cosa resta di Pescara (. VagnoniRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciA dieci anni dal terremoto del 2016, a Pescara del Tronto la ricostruzione resta segnata da ritardi e incertezze. A sollevare la questione è Egidio Rendina, proprietario e portavoce della posizione di quei cittadini che, pur non risiedendo più nella frazione, contestano le scelte compiute negli anni sul futuro dell’abitato.
Il punto centrale della denuncia riguarda il modello del "dov’era", sostenuto dopo una fase iniziale nella quale, secondo quanto riportato da Rendina, comunità scientifica, geologi e relazioni tecniche della Protezione civile avevano indicato la delocalizzazione come soluzione più sicura per l’abitato, alla luce della fragilità del versante. Lo scenario sarebbe poi cambiato tra il 2020 e il 2021, con nuove valutazioni geologiche, tra cui la relazione del professor Alberto Prestininzi, che avrebbero riaperto alla possibilità di ricostruire sul sito originario.
"Quella svolta peritale è stata immediatamente recepita dall’amministrazione locale e dalla rappresentanza associativa dei residenti storici", sostiene Rendina, secondo il quale da quel momento la ricostruzione "dov’era" sarebbe diventata la scelta prevalente. A dieci anni dal sisma, però, il bilancio che emerge è quello di una situazione ancora fortemente problematica.








