ARQUATA DEL TRONTO (Ascoli) Quella notte del 24 agosto 2016 in pochi secondi sconvolse il Centro Italia, seminando morte e distruzione anche ad Arquata del Tronto. A distanza di un decennio, torna il ricordo di Aleandro Petrucci, il sindaco che più di ogni altro incarnò la battaglia di una comunità per non essere dimenticata. Petrucci, morto il 23 dicembre 2020, affrontò il terremoto in prima persona, facendosi interprete delle paure, della rabbia e delle speranze dei suoi cittadini. Anche quando la malattia lo aveva colpito, continuò a battersi per il suo territorio. A dieci anni dal sisma, la moglie Anna Maria Vitali ripercorre quella notte.

Qual è il primo ricordo che le torna alla mente pensando a quella notte? "Quella notte eravamo a Trisungo. Pur essendo residenti ad Ascoli, d’estate stavamo lì. Avevamo con noi anche la nostra nipotina, che aveva appena due mesi. Ci siamo svegliati di soprassalto con tutto quel rumore. Cadevano gli oggetti, era venuto giù tutto quello che poteva cadere. Poi il buio improvviso, la luce che se n’era andata. Volevamo uscire, ma non trovavamo nemmeno la porta".

E una volta fuori? "Ci siamo subito resi conto del disastro. C’era gente terrorizzata, smarrita. La nostra casa aveva retto, ma intorno era quasi tutto distrutto. Era una sensazione bruttissima, terribile. In quel momento non riuscivi nemmeno a comprendere fino in fondo quello che era successo".