La torre di Amatrice, diventata un simbolo del terremoto 2016 che ha provocato 303 morti in tutto il cratere, 239 solo nella cittadina laziale (foto Rita Bartolomei)Amatrice, 21 agosto 2026 – La torre civica di Amatrice fece il giro del mondo: rimase in piedi, tutto attorno solo macerie. Oggi, dieci anni dopo il terremoto del 24 agosto 2016 – scosse di magnitudo 6 che squassarono Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo – le macerie sono sparite ma il centro è ancora tutto da ricostruire.

Viaggio ad Amatrice

E non basta a togliere questo senso di desolazione la striscia d’asfalto che ora, dopo dieci anni, taglia in due la cittadina qui su Corso Umberto I, un tempo passaggio tra le rovine, “hanno fatto i lavori due settimane fa”, informa un commerciante. Dà una parvenza di normalità in questa cittadina amatissima dai romani che qui avevano le seconde case, e per questo tanti quella notte sono morti, ad Amatrice le vittime sono state 239, in tutto il cratere 303.

Edifici sbriciolati, schiantati da tetti in cemento armato troppo pesanti. Ora c’è una folla di gru. Passano bikers in gita tra i monti della Laga in quello che era “uno dei borghi più belli d’Italia, città delle cento chiese e delle 69 frazioni”, come ancora ricordano i cartelli stradali. “Ma oggi nei piccoli centri costruiamo edifici in mezzo al deserto”, sospira il titolare di una ditta di lavori edili che sta guidando un muletto per completare le finiture di una casa, proprio accanto alla caserma dei carabinieri che sono ancora provvisori. Qualche turista scatta foto, il particolare più ricercato è l’orologio della torre che segna sempre le 3.36, l’ora della strage. In cima al viale c’è un edificio completamente ricostruito e per mettere ben in chiaro il concetto una cartello avvisa, “cantiere ultimato”.