Da qualche giorno una striscia di asfalto di seicento metri ha resuscitato un percorso morto da dieci anni ad Amatrice: Corso Umberto I adesso è una linea di bitume e basta, ma almeno ora c'è, e squarcia il centro storico.
Qui ci sono solo cantieri, polvere, impalcature, rovine e da dieci anni sono sempre le 3 e 36, come indica l'orologio della torre civica, l'unica rimasta in piedi dopo il terremoto del 24 agosto 2016, in cui morirono 299 persone nei borghi dell'Appennino, comprese Arquata del Tronto e Accumoli. "Da quel giorno abbiamo elaborato un lutto collettivo, in cui ognuno ha risposto in tempi diversi", spiega oggi Sergio Pirozzi, l'allora sindaco di Amatrice che divenne il volto e la voce della tragedia. Seppellite le vittime, partì subito la fase emergenziale e oltre un migliaio di sfollati del paese finirono nelle cosiddette Sae, le soluzioni abitative di emergenza: finora meno del 20% di loro è rientrato nelle case, c'è chi per paura si rifiuta di tornare ma anche chi ha tentato di speculare. Nel frattempo quei prefrabbricati sono diventati quartieri, dove all'entrata ci sono i segni di anni di vita già trascorsa che rendono quei posti accoglienti come se fossero luoghi vissuti da sempre. Ci vive Umberto, 80 anni, che dice di non trovarsi male: "ma quando la casa sarà pronta me ne andrò, ho speso i soldi di una vita per comprarla".








