HomePratoCronacaConfessioni dietro le sbarre: botte, terrore, depressione. “Il mio inferno alla Dogaia”La lettera-denuncia di un detenuto straniero di 59 anni trasferito da Sollicciano. L’aggressione subita per una sigaretta, il naso fratturato da un altro ristretto. “Vivo paure che mi sconvolgono la mente e l’anima in una cella senza luce”La perquisizione in carcere con agenti a cercare droga e telefoni, nel novembre ’25Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciPrato, 28 agosto 2026 – “Ti scrivo per informarti dell’inferno che si vive all’interno della casa circondariale di Prato (...) Non mi trovo tutelato a dovere, vivo terrorizzato e con paure che mi sconvolgono la mente e l’anima”. Il brivido lungo la schiena per chi non ha un pezzo di ghiaccio al posto del cuore sale qui: “L’unico modo per essere presi in considerazione dalle guardie è essere costretti a tagliarci con le lamette (...) Vi prego, diffondete queste mie confessioni in modo tale che l’opinione pubblica sappia ciò che avviene in uno dei peggiori carceri d’Italia”.

Serve stomaco per buttar giù la lettera aperta - di cui La Nazione è entrata in possesso - scritta a mano, di getto, da un detenuto di 59 anni ristretto alla Dogaia dopo essere stato trasferito da Sollicciano.