HomePratoCronacaAfa in cella, droghe e cimici. Un ex detenuto alla Dogaia: "Lì non c’è più umanità"Il gran caldo amplifica i disagi dietro le sbarre: la testimonianza dei 18 giorni di permanenza di un uomo. La Garante: "In 4 stipati in nove metri quadri".La casa circondariale la Dogaia di PratoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciIl grande caldo ad oltranza e il sovraffollamento amplifica in queste settimane l’emergenza Dogaia: quattro detenuti in nove metri quadri stipati in celle roventi in tre sezioni, carenze negli organici di polizia penitenziaria - a cui si somma in estate la turnazione feriale -, condizioni igienico-sanitarie gravose, la presenza di un sistema strutturato che la procura di Prato ha definito in più occasioni "di elevatissima illegalità" che garantisce ai detenuti rifornimenti di droga (hashish, cocaina, eroina) e smartphone dall’esterno. Settimanale ormai il tentativo con plichi, involucri e drone con lenze attaccate di approvvigionare i detenuti della casa circondariale.
Una fenomenologia confermata anche da una testimonianza rilasciata a La Nazione, dietro anonimato, da un uomo di origine marocchina ai domiciliari, uscito dalla Dogaia con l’affidamento al lavoro dopo una permanenza - non la prima, considerando i suoi precedenti - "traumatica": "Cimici dentro i muri, letti senza materassi, droghe di ogni tipo, muffe, soffitti gocciolanti - racconta l’uomo -. In carcere deboli e fragili non fanno vita". L’accento, poi, è posto sul clima di "paura e violenza tra detenuti" che si respira in carcere: "Quando chiamavo le guardie per assistenza - aggiunge l’uomo - spesso mi rispondevano altri detenuti nelle celle accanto alla mia dicendo di “stare zitto perché non avevo diritto di parlare. C’è tanta violenza in carcere quando le guardie non vedono, e in tanti hanno paura a parlare, perché temono di subire vendette: lì non c’è più umanità". A contestualizzare e circoscrivere la testimonianza ci ha pensato la Garante dei detenuti di Prato, Patrizia Michelini: "Indubbiamente ci sono detenuti prepotenti, persone con problemi psichiatrici difficili da gestire. Ma durante i colloqui non è emerso nessun clima di paura alla Dogaia".













