Come ogni estate, le attività nelle carceri si interrompono. Il caldo diventa una trappola senza uscita, in celle sempre più sovraffollate, spesso chiuse e prive di ventilatori e frigoriferi. L’estate degli istituti di pena italiani è «un’esperienza al limite della sopravvivenza», per i detenuti e per il personale.
L’associazione Antigone, nel rapporto di metà anno, denuncia ancora una volta le condizioni drammatiche in cui sono costrette a vivere le persone recluse: con le temperature esterne che superano i 40 gradi, «le caratteristiche strutturali dei penitenziari italiani determinano un clima insostenibile all’interno delle sezioni detentive, reso ancora più intollerabile dal sovraffollamento estremo». E la responsabilità è politica.
Se si guardano i numeri, segnala l’associazione, emerge che nelle carceri manca la legalità costituzionale. A 13 anni dalla sentenza Torreggiani, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato per le condizioni di detenzione inumane e degradanti, il sovraffollamento è altissimo: in base ai posti realmente disponibili, 46.343 – a fronte di una capienza regolamentare di 51.220 posti – il tasso medio di affollamento reale è ormai al 139,7 per cento. Al 28 luglio il totale delle persone detenute era, infatti, 64.741. Presenze che non sono omogenee in tutti gli istituti: «In sei i detenuti sono ormai più del doppio dei posti disponibili. Lucca (256,8%), Milano San Vittore (223,6%), Latina (220,8%), Foggia (219,9%), Lodi (209,3%), Brescia Canton Monbello (202,7%). E sono 25 gli istituti in cui l’affollamento supera il 180 per cento.












