Firenze, 18 giugno 2026 – “Entrare a Sollicciano, significa entrare all’inferno”. Luca, 35enne fiorentino, non riesce a dimenticare nulla. Per lui le porte del carcere fiorentino si sono aperte chiuse ormai molte volte. “Ma a essere rinchiusi in quel buco nero non ci si abitua mai”. Recluso sempre per reati contro la persona, nella sua ’esperienza’ nel penitenziario la prima volta è stato da un gruppetto di detenuti che gli fecero subito capire a cosa stava andando incontro. “ricordo che parlavano – dice Luca – degli altri carceri dove erano stati: li paragonavano a hotel a cinque stelle in confronto a Sollicciano. Pensavo mi prendessero in giro, poi mi sono ritrovato nel mio peggiore incubo”.

Sette sezioni del carcere sotto sequestro

L’inchiesta della procura di Firenze che martedì ha portato al sequestro preventivo di sette sezioni detentive, si forgia su testimonianze e ricorsi simili a quelle del 35enne fiorentino (assistito dall’avvocato Andrea Palazzeschi). Carcerato nei mesi invernali del 2025, il giovane è “stato per una settimana senza lavarsi, perché mancava l’acqua calda” e per dormire “dovevamo coprirci tutte le parti di pelle perché altrimenti ti mordevano le cimici e la mattina ti svegliavi ricoperto di bolle”. I termosifoni “chiaramente non funzionavano” e addirittura “la domenica ti davano soltanto il pranzo perché non bastavano i pasti anche per la cena, quindi dovevi organizzarti con gli altri detenuti per conservarti degli avanzi per la sera”.