Sollicciano chiama Italia. La chiusura per via giudiziaria di ben sette reparti del carcere fiorentino di Sollicciano ha a che fare con il degrado del sistema penitenziario italiano nel suo complesso. Sollicciano è solo l’epifenomeno di un complesso carcerario che sempre più si propone come un apparato pseudo-militare decadente, nel quale le persone detenute sono disumanizzate fino al punto che esse stesse ritengono naturale vivere nell’acqua putrida e tra le cimici.
La situazione indecente in cui versava il carcere fiorentino era da tanto tempo evidente a chiunque. Nessuno poteva negare di sapere, tanto meno al ministero della Giustizia o al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). D’altronde, bastava leggere le prime righe del rapporto di Antigone per capire che le condizioni strutturali dell’istituto fossero disastrose. O dare uno sguardo al comunicato di Magistratura democratica e Antigone del marzo 2025 nel quale era scritto che era difficile descrivere la condizione di degrado raggiunta dalla struttura. Oppure leggere l’atto con il quale il Tribunale di sorveglianza di Firenze, qualche mese addietro, riferendosi espressamente a Sollicciano, ha chiesto alla Corte costituzionale di giudicare se è accettabile che un detenuto viva in condizioni così disumane da compromettere la sua dignità. La Consulta deciderà a settembre. Vedremo se il governo si opporrà alle argomentazioni limpide della magistratura fiorentina.












