Ormai non è neppure più una questione di fede e nemmeno di etica: è un problema di democrazia. Il 25 agosto è morto in Lombardia Domenico Zuccarella, 59 anni, di Giussano nel Milanese, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva. Assistito da Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni, aveva fatto domanda di suicidio assistito l’8 novembre 2025.

Ed è proprio la stessa associazione a rimarcare come si tratti della «terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, e il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere». Insomma la macchina sanitaria regionale si è mossa in maniera autonoma occupandosi di tutte le fasi del suicidio.

La Regione Lombardia ha respinto la legge sul suicidio assistito

Il fatto è che la Regione Lombardia non ha una legge sul suicidio assistito. E non perché non si sia mai occupata dell’argomento. Anzi, due anni fa ha preso in considerazione la proposta avanzata proprio dalla Luca Coscioni, la stessa che ha prodotto le norme di Toscana e Sardegna.

Nel Consiglio regionale lombardo, invece, il 19 novembre 2024 la maggioranza aveva approvato la questione pregiudiziale di non procedere alla trattazione del progetto di legge regionale di iniziativa popolare per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito.