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Sara Bettoni

Il 59enne con la sclerosi multipla: donato il corpo alla ricerca. La Regione aveva approvato a maggio un vademecum sul fine vita, in assenza di una legge nazionale o regionale

Il quarto caso in Lombardia di suicidio medicalmente assistito porta con sé un ulteriore passaggio verso il diritto al fine vita. Domenico Zuccarella, 59enne di Giussano (Monza e Brianza) affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto in una struttura sanitaria e non a casa sua, come è invece avvenuto per gli altri pazienti che hanno scelto la stessa strada. È la prima volta che accade in Italia, almeno tra le storie finora emerse. Il Servizio sanitario regionale — secondo un iter già seguito in precedenza — tramite l’Asst Ovest Milanese ha fornito il farmaco letale, gli strumenti perché il paziente se lo autosomministrasse, il personale sanitario che monitorasse la situazione. E ha garantito l’intera procedura in un ospedale: il 59enne non ha voluto tornare a casa. D’altra parte già da alcuni anni era assistito in una residenza sanitaria per disabili. Domenico ha inoltre scelto di donare il proprio corpo alla ricerca.

Ex imbianchino, aveva dovuto smettere di lavorare nel 2011, un anno dopo la comparsa dei primi sintomi della malattia. Ora riusciva solo a muovere alcune dita della mano sinistra. «Sono oramai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza...», raccontava pochi mesi fa, ricordando l’ultima vacanza nel 2009 a Marrakech e i giri in moto a cui era stato costretto a rinunciare da tempo.