di
Virginia Nesi
La scrittrice conosce quelle rotte grazie ai racconti di suo padre Fosco: «Lui era un grande viaggiatore. Mi raccontava la vicinanza e nello tempo l’autonomia di un piccolo Stato orgoglioso della sua indipendenza»
Dacia Maraini non nasconde il dolore: «Vedere quella terra straziata dalle acque fangose mi fa male al cuore». Nepal e Tibet le sono cari.Conosce inizialmente quelle rotte grazie ai racconti del padre Fosco (1912-2004), noto antropologo, orientalista. «Lui era un grande viaggiatore. Mi raccontava la vicinanza e nello tempo l’autonomia di un piccolo Paese, il Nepal, legato alla grande India, ma orgoglioso della sua indipendenza», dice la scrittrice al Corriere.
E poi da vicino, Maraini impara a osservare quelle terre con i suoi stessi occhi durante i viaggi. Ne scrive anche nella raccolta di reportage Sguardo a Oriente (Marlin, 2022): «Tanti anni fa ho avuto la fortuna di conoscere il Nepal, isolato e bellissimo fra quelle montagne, una terra povera ma dignitosa nelle sue certezze religiose».














