di Maria Luisa Agnese
L'infanzia in Giappone, l'esordio lettarario a Roma e l'incontro con Alberto Moravia, i viaggi con Callas e Pasolini. Il grande racconto di una scrittrice
Una vita lunga e piena, quella di Dacia Maraini, cominciata a Firenze in una famiglia cosmopolita, continuata nel Giappone in guerra, transitata in un doloroso campo di concentramento, riapprodata nella Sicilia aristocratica ma povera del dopoguerra e infine approdata a Roma dove Dacia comincia a scrivere e a pubblicare, si innamora dello scrittore Alberto Moravia, conosce e frequenta tutta la bella società letteraria del tempo. Comincia a essere ricoperta di premi, dal Campiello 1990 per La lunga storia di Marianna Ucria allo Strega 1999 per Buio, senza contare le 7 lauree ad honorem, di cui tre americane. Oggi i premi sono una trentina, un turbinio anche di recente, ultimo Taobuk a Taormina il 20 giugno per l’Eccellenza letteraria.
Una vita da raccontare alla vigilia del suo 90esimo compleanno. Ma lei si sente longeva? «Penso che siamo diventati più longevi tutti quanti, perché la vita si è allungata: il tema è se siamo anche sani e in benessere dentro questa longevità. Il benessere poi è questione di avere un buon rapporto con la realtà, ecco, di non essere ingrugnati, ma di avere una buona disposizione d’animo. Per esempio io non mi arrabbio facilmente, sorrido ma non lo faccio apposta, mi viene spontaneo, perché vedo il mondo più come amico che come nemico. E credo che questo conti, perché quando uno vede il mondo come nemico, poi il mondo gli si rivolta contro».







