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Francesco Mariucci e Pierfrancesco Carcassi

Il grande alpinista ha un legame speciale col Paese colpito dal disastro: su quelle vette è nata la leggenda del re degli ottomila. Dopo il terremoto del 2015, la sua fondazione ha contribuito alla ricostruzione dell'ospedale di Khunde

C'è tantissimo Nepal nel cuore di Reinhold Messner. Inevitabile allora che in queste ore critiche per il Paese asiatico, colpito da un'alluvione che ha causato centinaia di morti, il pensiero dell'82enne altoatesino vada a quella terra che ha contribuito così tanto alla formazione della sua leggenda di alpinista: «Le immagini provenienti dal Nepal e dal Tibet ci riempiono di profonda tristezza. Di fronte a una tragedia del genere, gran parte di ciò che solitamente consideriamo importante passa improvvisamente in secondo piano. Il Nepal è un Paese che ha accolto molti di noi con calore, gentilezza e un sentito Namaste (il saluto usato in molte zone dell'Asia, ndr). Vedere tanta sofferenza in quel luogo è straziante. I nostri pensieri vanno a tutte le persone colpite, alle famiglie che hanno perso i propri cari e a coloro che sono ancora in attesa di notizie. Siamo con voi», ha scritto Messner sulla sua pagina social. Subito dopo, ha rilanciato l'elenco delle persone che ancora risultano disperse.