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Alessandro Sala

Viaggio nel Parco Nazionale dello Stelvio, sui sentieri della «guerra bianca», dove il ghiaccio arretra ogni anno sempre di più. L'allarme della Carovana di Legambiente: «Nelle giornate calde si perdono 10 centimetri al giorno»

DAL NOSTRO INVIATOPARCO NAZIONALE DELLO STELVIO - Sono stati teatro della cosiddetta Grande Guerra, che di grandioso alla fine ha avuto soltanto il numero abnorme di vittime, passata alla storia anche come la «guerra bianca». Perché a quell'epoca il bianco era ancora il colore predominante, in inverno come nella stagione estiva, di questo angolo estremo della Valtellina, nel Parco Nazionale dello Stelvio, sulla cortina di monti che separa la Lombardia dall'Alto Adige.

I ghiacciai dei Forni, del Gran Zebrù e del Cevedale continuano ad essere uno spettacolo della natura. Ma quello che di loro è rimasto è solo una piccola porzione della vasta estensione immacolata che un tempo ricopriva le valli che confluivano alla Capanna Buzzi, oggi Rifugio Forni, dove un centinaio di anni fa i nobili dell'epoca si facevano accompagnare dalle guide del posto per ammirare da vicino le nevi perenni. Un po' come accadeva anche a Chamonix, sul versante francese del Monte Bianco, dove un una linea ferroviaria era stata costruita appositamente per arrivare ai margini della Mer de Glace (ne avevamo parlato QUI).