La Carovana delle Alpi di Legambiente c’informa che negli ultimi 60 anni abbiamo già perso un’area glaciale di oltre 170 kmq, pari alla superficie del Lago di Como o l’equivalente di quasi 24mila campi da calcio. La colpa è sempre dell’effetto serra scatenato dall’impiego di combustibili fossili, come gas e petrolio: a rimetterci c’è in prima fila la specie umana – il nord Italia sta attraversando una nuova fase siccitosa, a partire dal bacino del Po dove ormai si prega per invocare l’arrivo della pioggia – e insieme alla nostra anche molte altre specie viventi, che del riscaldamento globale non hanno alcuna colpa.

È in questo contesto critico che, però, il ghiaccio ha trovato anfratti dove riesce a resistere più a lungo all’aumento delle temperature: sotto una coltre di rocce e detriti. Qui conserva così piccoli ambienti freddi e umidi che possono offrire riparo a una parte della biodiversità alpina sfavorita dalla crisi climatica.

È quanto emerge da uno studio dell’Università Statale di Milano e del MUSE–Museo delle Scienze di Trento, pubblicato sulla rivista scientifica Ecography. Per la prima volta su scala alpina italiana, la ricerca documenta il ruolo di rifugio climatico svolto dalle aree caratterizzate dalla presenza di ghiaccio sepolto.