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9 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:46
Sulle Alpi Italiane in sessant’anni si è persa un’area glaciale di oltre 170 chilometri quadrati, pari alla superficie del Lago di Como. A destare preoccupazione, però, non è sola fusione dei ghiacciai, ma anche la degradazione e l’aumento di temperatura del permafrost, ossia quello strato di terreno o roccia che rimane ghiacciato per almeno due cicli stagionali consecutivi con la conseguente instabilità dei versanti montuosi. In Germania, ad esempio, entro i prossimi cinquant’anni se ne prevede la scomparsa completa, con conseguenze allarmanti per la stabilità dei versanti montuosi. Questo, in sintesi, il bilancio finale della campagna Carovana dei ghiacciai 2025 di Legambiente e dell’analisi dei dati forniti dalla Fondazione Glaciologica Italiana che, insieme all’associazione ambientalista e a Cipra Italia quest’estate, dal 17 agosto al 2 settembre lungo l’arco alpino, ha osservato lo stato di salute di alcuni ghiacciai alpini. sempre più minacciati da temperature elevate, dallo zero termico in quota sempre più frequente, e dagli effetti degli eventi meteo estremi.
Otto i ghiacciai (cinque in Italia) osservati speciali – “Anche quest’anno con Carovana dei ghiacciai 2025 – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – abbiamo portato in primo piano il tema degli evidenti effetti della crisi climatica in alta quota”. Legambiente ha raggiunto il ghiacciaio dell’Adamello, il più grande delle Alpi italiane e poi il ghiacciaio del Ventina, entrambi in Lombardia, il ghiacciaio di Solda in Alto Adige, quelli della Bessanese e della Ciamarella, in Piemonte, sulle Alpi Graie, ma ha visitato anche tre ghiacciai all’estero. L’Aletsch, il Re delle Alpi, e i ghiacciai della Zugspitze, in Germania con lo Schneeferner (la parte settentrionale entro il 2030 si ridurrà a poche placche) e il Höllentalferner. “Tutti accumunati dallo stesso destino, arretramento frontale e riduzione di area e spessore. Intorno a loro una montagna che cambia profilo e colore – racconta Legambiente – e un paesaggio alpino in trasformazione continua con ecosistemi che avanzano colmando i vuoi lasciati dai ghiacciai in fusione”. Unica eccezione è il ghiacciaio tedesco Höllentalferner che, come il Montasio in Friuli, resiste ancora con sorprendente tenacia. Riguardo al permafrost, tema trattato nella tappa in Germania, Carovana dei ghiacciai ricorda che nelle regioni montane europee le temperature del permafrost stanno aumentando in modo costante, in alcuni casi di oltre 1 °C nell’ultimo decennio. Un recente studio pubblicato su Nature lo scorso dicembre, dal titolo Aumento del riscaldamento del permafrost montano europeo all’inizio del XXI secolo, evidenzia trasformazioni più rapide e di maggiore portata rispetto al passato.













