Mettere da parte il correttismo politico per occuparsi di lavoro, costo della vita, immigrazione. Un nuovo pragmatismo che precede l’ortodossia culturale. La strada è giusta ma ancora lunga (e parla all’Europa).
A due anni dalla sconfitta presidenziale del 2024, e a poche settimane dal voto di metà mandato del 3 novembre prossimo, il Partito democratico americano sta attraversando la revisione strategica più profonda dai tempi della Terza Via di Bill Clinton. Non si tratta di un aggiustamento cosmetico di comunicazione, ma di una ridefinizione delle priorità culturali, economiche e geopolitiche che punta a ricostruire una coalizione elettorale capace di competere con il trumpismo consolidato.















