Potrebbe essere l’anno della riscossa democratica. Potrebbe essere l’anno in cui, alle elezioni di midterm, i democratici riprendono il controllo del Congresso, costringendo Donald Trump a vivacchiare stancamente per i restanti due anni della sua presidenza. Con un’amministrazione impantanata in un conflitto che non sa come far finire, con un presidente impopolare e indicatori economici poco brillanti, il 2026 potrebbe appunto trasformarsi in un anno fortunato per i democratici. In realtà, non è proprio così. Nonostante ci siano tutte le condizioni per una vittoria democratica, i democratici stanno facendo di tutto per mettere in discussione quella vittoria. Lotte intestine tra centristi e progressisti, tra vecchia leadership del partito e nuovi arrivati. Pericolosa oscillazione sui programmi. Il senso di un’identità smarrita. C’è tutto questo, oggi, a segnare la vita dei democratici Usa e a rendere meno indiscutibilmente certa la vittoria a novembre.

La crisi democratica è, anzitutto, una crisi di leadership. Da Washington, non si riesce a controllare quasi più nulla. È ormai lunga la lista di candidati alle prossime elezioni appoggiati da Chuck Schumer, e dagli altri maggiorenti, che vengono clamorosamente battuti alle primarie. New York City è stata l’epicentro del fenomeno, con i socialisti democratici che sono riusciti a far eleggere nove dei loro dieci candidati, tutti sostenuti dal sindaco della città, Zohran Mamdani. A essere spazzati via sono stati i rappresentanti dell’establishment più centrista. Nel 13° distretto, che comprende Upper Manhattan e Bronx, la socialista e nuovissima arrivata Darializa Avila Chevalier ha battuto il potente deputato uscente Adriano Espalliat che, oltre a godere dell’appoggio dei leader di Washington, ha contato sugli ampi finanziamenti dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) e ha ignorato il movimento pro-Gaza che si è sviluppato soprattutto tra i più giovani in città. Ma a essere spazzati via sono stati anche i rappresentanti del mondo progressista più tradizionale. Per il 7° distretto della Camera (nord Brooklyn e la parte occidentale di Queens) un’altra socialista, la sindacalista Claire Valdez, ha battuto il presidente del Brooklyn Borough, Antonio Reynoso, che era appunto sostenuto dai settori storicamente più a sinistra dei democratici.