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26 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 7:55

I progressisti di tutto il mondo sono allibiti e spiazzati dalla seconda presidenza di Donald Trump, molto più assertiva ed aggressiva della prima. Non si contano le dichiarazioni del mondo politico e intellettuale contro le “nefandezze” delle sue decisioni e dei suoi discorsi. Risulta evidente che il governo americano è attualmente in mano ad una amministrazione che mette in discussione l’ordine politico e anche morale dell’Occidente.

Per parafrasare il Presidente De Luca, se il Partito Repubblicano è colpevole il Partito Democratico non è innocente. E quindi utile riflettere non solo sul “cattivo” Trump, ma anche su come mai abbia legittimamente vinto le elezioni presidenziali del 2023 e, in particolare, come mai il Partito Democratico abbia subito una sconfitta così pesante. Sugli aspetti contingenti si è ampiamente scritto e non vale dilungarsi più di tanto. In realtà negli Stati Uniti non esistono partiti ma solo comitati elettorali, tanto che non hanno neanche un leader riconoscibile. Il Partito Democratico è rimasto per due anni prigioniero di un Presidente malato, ma così arrogante da volersi ricandidare. Il risultato è che si è ritirato troppo tardi senza di fatto lasciare a Kamala Harris sufficiente tempo per organizzare una campagna elettorale efficace. E forse una donna afro-americana non era il candidato migliore per vincere negli “swinging states”, dove plausibilmente un uomo indoeuropeo avrebbe attratto più voti nella classe media impoverita dalla globalizzazione. Ma queste cose sono state già scritte.