L’Italia, così come gli altri Stati membri, possono metterla da sola una tassa nazionale sugli extraprofitti. È la risposta dell’Ue alla richiesta di sei Paesi, tra cui il nostro, di introdurre una tassa europea sugli extraprofitti delle società energetiche per far fronte al caro carburanti. Un bluff che Bruxelles sembra aver colto e a cui non è intenzionata a stare.

La Commissione europea ha deciso di rispondere alla richiesta di sei Stati membri, tra cui l'Italia, di introdurre una tassa europea sugli extraprofitti delle compagni petrolifere. L'Ue non intendere adottare misure del genere perché la tassazione degli extraprofitti è una materia di competenza dei singoli Paesi. Di conseguenza, l'Italia può benissimo agire autonomamente e adottare un tassa nazionale.

Nelle ultime ore, il dibattito sulla tassazione degli enormi profitti guadagnati dalle società energetiche a causa dei rialzi dei prezzi dei carburanti si è riaperto. La segretaria del Pd Elly Schlein ha chiesto al governo Meloni di intervenire subito. Con il taglio delle accise in scadenza e le risorse che scarseggiano, la leader dem ha avanzato la proposta di tassare le grandi società petrolifere per finanziare sussidi a imprese e famiglie. Una proposta che l'Italia ha sottoscritto a livello europeo assieme ad altri cinque Paesi: Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. Nella lettera inviata all'Ue si chiedeva di creare un meccanismo europeo comune, ovvero una tassa europea nei confronti delle grandi multinazionali del settore energetico.