Dopo la sortita di Pasqua, rimasta senza seguito, il governo Meloni torna a evocare la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. Sempre, rigorosamente, dentro una cornice europea. I ministri dell’Economia di Italia, Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia hanno infatti chiesto all’omologo irlandese che presiede attualmente l’Ecofin di aprire a livello Ue il confronto sull’introduzione di un quadro comune per tassare gli utili straordinari delle compagnie petrolifere, dopo l’impennata dei prezzi dei carburanti legata alla guerra in Iran. L’obiettivo è inserire il tema all’ordine del giorno della riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione prevista a metà settembre a Dublino. Non è un caso che l’ipotesi, rivelata dal quotidiano tedesco Tagesschau, rispunti proprio ora, con i prezzi dei carburanti in continua crescita e alla vigilia di decisioni difficili sull’eventuale proroga del taglio delle accise le cui coperture sono tutte da trovare.
“Stiamo vivendo uno dei più gravi shock di approvvigionamento degli ultimi decenni”, si legge nella missiva, “e in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita“. Le misure adottate finora a livello statale – come dimostra il caso italiano – non sono sufficienti a ridurre o stabilizzare in modo duraturo i prezzi. Di qui la richiesta di “un’azione comune che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi contribuiscano a ridurre l’onere che grava sulla popolazione in generale”. Il riferimento è alle compagnie energetiche che, in presenza di forti rialzi dei prezzi, possono registrare margini superiori alla media.













