La guerra in Iran presenta il conto all’Europa. Ma questa volta sei governi dell’Unione chiedono che a pagarlo non siano soltanto famiglie e imprese. Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno aperto il fronte per una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, beneficiarie dell’impennata dei prezzi dell’energia e dell’aumento dei margini provocati dalla crisi. L’iniziativa parte da Berlino. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha firmato insieme ai colleghi degli altri cinque Paesi una lettera indirizzata all’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. «Bene la richiesta dei Paesi europei, tra cui l'Italia, di una tassazione comunitaria degli extraprofitti per permetterci di arginare i prezzi della benzina. Il Governo Meloni è in prima fila per sostenere gli italiani anche su questo fronte e lo fa con ogni mezzo necessario. Ora l'Europa ci ascolti». Così in una nota il Vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli.

La richiesta è politica prima ancora che fiscale: costruire un meccanismo comune che permetta di recuperare una parte dei guadagni eccezionali prodotti dalla crisi e utilizzare quelle risorse per alleggerire il peso dell’energia su cittadini e aziende. «Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni», scrivono i sei ministri. E avvertono che «il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il mondo». Il punto di partenza è proprio questo. L’impennata del petrolio non si ferma ai distributori di carburante. Si trasferisce sui trasporti, sulla logistica, sui costi di produzione delle imprese e, attraverso la catena dei prezzi, sul carrello della spesa. Per i governi europei significa anche dover trovare nuove risorse per attenuare gli effetti della crisi senza aggravare ulteriormente i conti pubblici. Secondo i sei Paesi, le misure adottate finora non sono riuscite ad abbassare o stabilizzare in maniera permanente i prezzi. E continuare a intervenire soltanto attraverso sussidi e compensazioni finanziati dallo Stato rischierebbe di trasferire ancora una volta il costo dello shock sui contribuenti. Da qui il cambio di prospettiva: andare a prendere almeno una parte delle risorse dove la crisi sta producendo profitti eccezionali. «Abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale», sostengono Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. La formula proposta è quella di «un quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti». Non quindi sei tasse nazionali costruite con criteri differenti, ma un intervento coordinato europeo capace anche di ridurre il rischio che le grandi multinazionali dell’energia possano sfruttare le differenze fiscali tra un Paese e l’altro.