Il ghiaccio si scioglie abbastanza da lasciar passare la via della seta. Quella Polare, con cui la Cina vuole accorciare la strada verso l’Europa e allentare la dipendenza dalle rotte meridionali. Nei giorni scorsi, la Dubai Tower è diventata la prima portacontainer cinese ad aprire una nuova rotta artica regolare. La nave è partita da Ningbo e invece di scendere verso Malacca ha puntato a nord, verso lo Stretto di Bering. Poi l’Artico russo, Felixstowe, Amburgo e Gdynia, in Polonia. Batterie, sistemi di accumulo e componenti industriali cinesi viaggiano dove fino a pochi anni fa le navi quasi non passavano. Pochi giorni dopo, da Busan, la nave sudcoreana PanStar Acro ha imboccato la stessa rotta. Il disgelo sta cambiando la geografia dell’export asiatico.E Pechino prova ad arrivare prima degli altri, anche grazie ai buoni rapporti con Mosca. Il colosso statale russo Rosatom ha autorizzato la compagnia cinese Sea Legend Shipping ad avviare un servizio commerciale regolare. La Cina sta dunque passando dalla sperimentazione alla prassi. Non a caso, lo fa dopo che la guerra contro l’Iran e la crisi sullo Stretto di Hormuz rendono sempre più impellente il bisogno di trovare sentieri alternativi.Per ora, i volumi movimentati resteranno contenuti: nei loro primi otto viaggi, le navi cinesi avranno una capacità complessiva di 15.700 Teu, l’unità equivalente a un container da 6,1 metri. Ma le potenzialità di sviluppo sono enormi. Intanto, per un vantaggio legato a tempi e costi. La distanza tra Cina e Baltico si accorcia di quasi un terzo.
Venti giorni invece di cinquanta: la Cina apre la rotta artica
Lo scioglimento dei ghiacci permette di inaugurare la Via della Seta del Nord. Così le navi evitano il Mar Rosso e Suez, mentre Pechino si avvicina all’Europa
















