Quali sono i sapori dell’estate nella terra delle Sirene? Forse le zucchine alla scapece e quel piccolo morso d’aceto che sveglia la bocca, il basilico spezzato tra le dita, l’amaro salmastro del finocchio di mare, il limone, le albicocche che il sole ha quasi disfatto di dolcezza. E il pesce, naturalmente, e il sale che resta sulle labbra dopo molte ore passate vicino al mare. Qui la montagna scende verso il Mediterraneo con poca diplomazia, gli orti si sistemano dove possono, i limoni occupano i terrazzamenti e le erbe selvatiche crescono tra gli scogli: una geografia verticale, quasi litigiosa, nella quale acqua e terra non hanno abbastanza spazio per ignorarsi.
Al Bikini di Vico Equense questa convivenza finisce inevitabilmente nel piatto. Quest’anno, poi, è tornato il fuoco. Il vecchio forno della pizza era rimasto spento per quindici anni e ora, nuovamente acceso, è diventato il punto di partenza del percorso gastronomico di Pasquale Rinaldo: cuocere, arrostire, affumicare, riportando nella cucina contemporanea uno dei suoi gesti più antichi.
Del resto il Bikini di passato ne ha parecchio. Il lido nasce nel 1952 e persino il nome conserva un piccolo frammento dell’immaginario di quegli anni: quando il nonno degli attuali proprietari scese per la prima volta su quella spiaggia con gli amici Tonino Vitale e il pittore Vincenzo D’Angelo, a colpirli fu il piccolo scoglio davanti alla costa, destinato a diventare inconfondibile con le sue due palmette: un atollo in miniatura nel Golfo di Napoli. Erano gli anni in cui Bikini, l’atollo del Pacifico scelto dagli Stati Uniti per gli esperimenti nucleari, era un nome conosciuto in tutto il mondo: l’associazione fu immediata e quel piccolo atollo napoletano battezzò il nuovo stabilimento. Un nome esotico e dirompente per un luogo che non tardò a diventare una delle mete della villeggiatura sulla costa.








