di Luca Iaccarino
Il pesce arriva dalle cooperative locali, le patate fritte fatte in casa sono squisite e i piatti li portano sorridenti ragazzi provenienti da mezzo mondo (in cucina, invece, raccontano storie d'Africa)
La baracca sulla spiaggia, proprio sotto l’Aurelia, a Ponente di Savona. Il blu del Mar Ligure, in fronte lo scoglio verde dell’isola di Bergeggi. I tendoni, i tavolacci sull’arena, i piedi nudi nella sabbia. Tutt’intorno, i bagnanti con gli ombrelloni scompagnati, gli asciugamani, la colorata anarchia di una «libera»: niente stabilimento qui, in uno dei preziosi tratti di litorale che non ammette concessioni. E poi il pesce che arriva dalle cooperative locali, solo bestie di stagione, nomi che si sentono di rado in pescheria. Tutto questo è il «Gagollo» – in ligure la lumachina d’acqua –, picaresca trattoria in mezzo al mare, l’ultimo dei Mohicani, memoria d’Italia miracolosamente sopravvissuta a cementificazioni, imborghesimenti, twighizzazioni.
Se esistesse una gara per le soste ittiche più veraci del Paese, il «Gagollo» sarebbe certamente sul podio, insidiato magari da qualche insegna siciliana, calabrese. Ci si siede a pranzo o al tramonto ancora col sale addosso e si parte con l’iter che per me, alla centesima volta che ritorno, è diventato rito: si viene fatti accomodare, si legge il menu del giorno fotocopiato su un foglietto, s’ordina in rigoroso ordine d’arrivo – la comanda la prende Emilio, che del lupo di mare ha il pelo e il temperamento, lunare come le maree – e via, con ricette a base di creature sconosciute e porzioni pantagrueliche (considerate tutto da condividere, anche un solo piatto a testa può avanzare).







