C'è stato un tempo in cui il mare fu davvero casa, patria e cucina ribelle. Un tempo breve, un sogno sommerso ma potente, come una scintilla nell’azzurro dell’Adriatico: era l’Isola delle Rose, una piattaforma di libertà e cemento dove Giorgio Rosa sognava un mondo altro, fuori dalle regole, fuori dalle tasse, fuori dallo Stato. Un'utopia nata e morta sul finire degli Anni Sessanta dove il mare abbracciava da ogni lato e l'esperanto portato da vento lontano poteva essere lingua ufficiale. Il sogno del mare azzurro che circonda un pranzo, un cocktail o un semplice panino è ancora vivo: dalle verande ombreggiate della Liguria, dove i panni stesi tremolano come vele al maestrale, ai trabocchi dell’Abruzzo, ristoranti sospesi tra cielo e acqua, ex macchine da pesca che sembrano enormi ragni meccanici, convertite in are del gusto. Le grotte marine dell’Adriatico, rifugi segreti dove si apparecchia tra le rocce e si brinda con l’eco del mare, e poi Lampedusa, l’isola sospesa nel cuore del Mediterraneo, che pare arroccata al nulla e dove un pranzo-wild può diventare un'esperienza da marcare negli annali.
Clandestino Susci Bar - Portonovo
Non è il Giappone e nemmeno un’isola del Pacifico. È la baia di Portonovo, sotto le falesie bianche del Conero, dove il mare si fa turchese e le ginestre profumano l’aria. Una palafitta a pochi passi dall’acqua, il sussurro culinario di Moreno Cedroni fuso al rumore delle onde e un’idea che veleggia dall'alba del nuovo millennio. Il menu-tema del 2025 è un viaggio tra popoli nomadi e cucine in movimento: dal Sudamerica artigianale dei Guaranì ai ghiacci degli Inuit, passando per deserti, tundre e mari remoti. Un giro del mondo senza passaporto, con ogni piatto che racconta tecniche e sensibilità che emergono dai dettagli. C’è la ricciola con salsa al curry, patata dolce e alga fritta: un equilibrio tra spezia, mare e vegetale che non cerca l’effetto, ma la coerenza. Il morro oceanico dei Sami con cozze, mirtilli, limone candito e kombu è un esercizio di controllo: iodato e acido, ma tutto dosato al millimetro. E poi i dessert: il gelato all’elicriso e yogurt al pino è la sintesi perfetta del luogo – un campo aromatico tra il bosco e il mare. Il finale beduino con cioccolato, datteri e cardamomo è morbido, speziato, scuro.







