ATorino fisicamente il mare non c’è, eppure lo chef Davide Scabin ne ha portato un pezzetto all’interno del Carignano, il ristorante con una stella Michelin del Grand Hotel Sitea. Chi è cresciuto in questa città sa che quel mare, in fondo, lo ha sempre avuto: quello del Sangone e della Stura, delle spiagge fluviali che Gipo Farassino ha immortalato nel suo Sangon Blues. A Scabin è bastato rievocare quel ricordo per trasformarlo in un viaggio che somiglia a un giro del mondo in solitaria dove, a differenza della regata oceanica, è permesso accostare a riva per esplorare.

Varcare la soglia del Carignano significa compiere un rito di svestizione: ci si toglie le scarpe per lasciarsi scivolare in una dimensione sospesa, entrando fisicamente sulla sabbia dorata in armonia con le tonalità delle pareti. In questo spazio di confine, l'atmosfera si fa profonda grazie alle tele di Flooded Souls di Paolo Della Corte: pesci della laguna trasformati in "organismi sentinella" che creano un vero e proprio acquario visivo.

Il senso del tempo

Al centro di ogni tavolo, troneggia una clessidra da trenta minuti. Non serve a misurare l’ora, ma a rendere visibile il semplice passare del tempo: un simbolo perfetto per quello che lo chef definisce il “tempo della festa”, una pausa volontaria rispetto alla normalizzazione del mangiare fuori. I commensali si trovano così immersi nello stesso elemento che, sul tavolo, misura la loro serata: è come se la sabbia fosse uscita dal suo contenitore per diventare lo spazio stesso dell’esperienza, un luogo sospeso dove il tempo scorre senza essere percepito con precisione. A dare corpo a questo immaginario sono anche le cartoline d'epoca che fungono da copertina ai menu: stampate dall'Archivio tipografico, riproducono i manifesti storici della Riviera ligure, invitando a un racconto analogico che vive fuori dal digitale.