Caro direttore, ieri è stata una giornata che a 80 anni mi ha fatto molto riflettere sul modello di vita che c'è in Italia. Mio figlio nel 2013 ha sposato un architetto siberiano che è venuta in Italia assieme alla figlia che ha finito gli studi a Treviso e adesso a 23 anni si sta laureando a Padova in informatica. Ha un fidanzato italiano che lavora e interrogati da me sul loro futuro mi hanno riferito che andranno a vivere in Siberia.
Allibito, ho chiesto il perché di tale decisione, dicendo: perché tornare in un paese in cui non c'è la libertà. Mi hanno risposto che è vero, in Russi a ci sono restrizioni, ma lì la sanità funziona (ed è vero, mia nuora è stata operata a Mosca nel Natale 2026 dopo 3 giorni di ricovero, quando lo stesso intervento in Italia prevedeva 2 anni di attesa), i sevizi funzionano, non manca il lavoro, puoi muoverti nella folla perchè non ci sono borseggiatori, non esistono nè stupratori nè maranza nè immigati clandestini e chi sbaglia finisce in galera. Che abbiano ragione loro?
Livio Suraci
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti
Caro lettore, credo che se chiedessimo a mille persone se preferirebbero vivere in Siberia o in Veneto, 998 risponderebbero in Veneto, due in Siberia. E le due persone credo sarebbero la figlia della moglie di suo figlio e il suo fidanzato. Hanno torto o hanno ragione? Non è questo il punto. Fa innanzitutto pensare che per due giovani, uno nato in Italia, l'altra cresciuta comunque nel nostro Paese, la libertà sia così poco importante da poter essere barattata con le condizioni di vita e i servizi che può offrire la Siberia. Perché, sia detto con tutto il rispetto per questa lontana regione della Russia, non parliamo della California o di qualche isola dorata dei Caraibi, ma di una terra nota soprattutto per le sue rigide temperature e per essere stata usata, prima dal regime dei soviet oggi da quello di Putin, per segregare ed eliminare gli oppositori politici. Meglio davvero sviluppare il proprio progetto di vita lì, piuttosto che in Italia? Vien da pensare che forse dovremo riflettere sulla gerarchia di valori che stiamo trasmettendo alle nuove generazioni.













