“Ho lasciato la Sardegna a 29 anni per cercare la mia libertà. Oggi, a distanza di tanti anni, mi capita di pensare che forse la libertà vera fosse proprio quella che avevo deciso di lasciare”: lo racconta a Fanpage.it il lettore Dario.

Se anche tu hai lasciato la tua città per studiare o lavorare e oggi fai i conti con il costo, economico ed emotivo, del ritorno, scrivici. Assieme alla sofferenza di salutare la propria terra quando si ha il privilegio di rivederla, c'è un diritto a cui nessuno di noi dovrebbe rinunciare, che nessuno di noi dovrebbe considerare un lusso, quello di tornare a casa. Se vuoi raccontare la tua storia puoi scrivere a segnalazioni@fanpage.it o cliccare qui.

La lettera a Fanpage.it Pensavo di cercare la libertà. Poi ho capito che l’avevo lasciata in Sardegna.

Ho lasciato la Sardegna a 29 anni per cercare la mia libertà. Oggi, a distanza di tanti anni, mi capita di pensare che forse la libertà vera fosse proprio quella che avevo deciso di lasciare. Avevo 29 anni, una bella famiglia, tanti amici e un lavoro che non mi mancava. Facevo il barman e, tutto sommato, avevo una vita piena. Eppure sentivo qualcosa dentro che mi spingeva ad andare via. Mi sentivo soffocare. Avevo la sensazione di poter ottenere di più, soprattutto professionalmente, e che per farlo dovessi necessariamente partire. Così, nell’aprile del 2013, ho lasciato la Sardegna e sono arrivato in Versilia. Per un ragazzo di 29 anni è stato come essere catapultato in un altro mondo. Ritmi completamente diversi, locali, divertimento, occasioni, persone. Ho avuto la possibilità di lavorare in alcuni dei locali più esclusivi della costa versiliese, ricoprendo ruoli importanti e facendo esperienze che probabilmente, restando a casa, non avrei mai vissuto. Professionalmente ho avuto ciò che cercavo. Ma c’era una cosa che non riuscivo mai a lasciare davvero alle mie spalle. La Sardegna. Ogni volta che tornavo erano dieci giorni, qualche volta quindici. E puntualmente piangevo due volte: quando arrivavo e quando ripartivo. Piangevo arrivando perché sentivo di essere tornato a casa. Piangevo ripartendo perché sapevo che quella casa l’avrei dovuta lasciare di nuovo. Nel frattempo gli anni sono passati. La vita è andata avanti. Sono arrivati due figli meravigliosi e una moglie straordinaria. Ho costruito rapporti, amicizie, una casa, un’attività. In Versilia ho investito tanto, non soltanto economicamente, ma soprattutto umanamente. Qui ho costruito una parte importante della mia vita. Verrebbe naturale dire che ho messo radici.