“Da una parte sono orgoglioso di lui, dall’altra mi domando se non mi stia sfuggendo qualcosa”, racconta Giuseppe, libero professionista e padre di Andrea, 17 anni (i nomi sono di fantasia, ndr), un fratello maggiore che, da diversi anni, vive lontano da casa. Fin da quando i figli erano piccoli, il padre ha cercato di trasmettergli i valori con cui ha costruito la sua carriera. “Sono una persona che si è costruita da sola. Nessuno mi ha regalato niente e ho sempre pensato che fosse importante insegnare ai figli l’importanza del lavoro e del denaro”. Andrea, da questo punto di vista, non si è mai tirato indietro e, da un paio d’anni a questa parte, ha iniziato a fare qualche lavoretto d’estate. Adesso, fa il cameriere in un locale di proprietà di amici di famiglia. “Lavora nei fine settimana e due o tre sere in settimana. Il proprietario mi ha detto che si dà da fare e il lavoro gli piace”. Anche il compenso, aggiunge il padre, è adeguato all’impegno richiesto. “Non guadagna cifre enormi, ma nemmeno simboliche. Insomma, per un ragazzo della sua età sono soldi veri”. Eppure, proprio qui nasce il problema. “Di quei soldi finora non è rimasta traccia”.
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