Un padre che si mette in discussione, perché vuole mantenere aperto il dialogo con il figlio sedicenne senza soffocarlo e “superare i pregiudizi generazionali senza fingere che non esistano”. La psicologa: “A volte l’adolescenza non chiede genitori perfettamente allineati. Chiede genitori disposti a restare, anche quando non capiscono tutto”

di Veronica Mazza

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“Cara redazione, scrivo per parlarvi di mio figlio Luca, un ragazzo con cui ho sempre avuto un buon rapporto. O meglio: prima parlavamo di tutto, dallo sport alla scuola, fino alle prime cotte, poi è arrivata l’adolescenza e qualcosa si è incrinato. Ora comunica lo stretto necessario, si chiude in camera e sembra voler tenere il suo mondo lontano da me. Comprendo, d’altra parte si legge ovunque che è questo che fanno, gli adolescenti. Quando l’ho visto tornare a casa con le unghie dipinte e ho scoperto che usa anche trucchi, come fondotinta e rimmel, mi sono sentito spiazzato. Ammetto che la prima reazione è stata di puro smarrimento, ma non lo giudico. Anche cantanti come Damiano, usano il make-up. Vorrei confrontarmi con lui, ma ho paura di sbagliare approccio”. La lettera è firmata da Pietro F., padre di 52 anni, che vive a Firenze e lavora come impiegato amministrativo. Lo abbiamo chiamato per farci raccontare meglio e poi abbiamo, come sempre, chiesto a un esperto di dargli un consiglio.