"Stella un padre ce l’ha, ma è assente”, ci dice Maria Chiara, nel raccontare la sua esperienza positiva: “Ho dovuto insegnarle presto a stare a casa da sola, a badare a sé. Magari, in coppia mi sarei adagiata, in genere si tende a infantilizzare un po’ ”
di Stefania Medetti
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Essere un genitore single di un adolescente complica e semplifica le cose allo stesso tempo. Lo racconta Maria Chiara, separata da oltre dieci anni, mamma e insegnante di yoga, madre di Stella, una ragazza di 14 anni. “Il papà c’è, ma poco e a modo suo. Finché nostra figlia era piccola, era il genitore che giocava e concedeva. Dall’altra parte, invece, c’ero io, il genitore che cercava di far rispettare le regole e si trovava a dire dei no”. I ruoli erano molto polarizzati, ma con il tempo la dinamica è cambiata: “Con la crescita, le questioni diventano più complesse, le opinioni sulle scelte importanti della vita magari discordano e si arriva a un certo punto in cui non si è più in due con un bambino piccolo, ma in tre. Con l’adolescenza, insomma, i rapporti cambiano”.
Molto del peso della crescita continua a gravare sul genitore più presente. “Io sono l’unico punto di riferimento di Stella, gli sbalzi di umore dell’adolescenza si riversano su di me, mi trovo a fare un po’ da parafulmine, senza la possibilità di staccare veramente, perché manca la presenza dell’altro genitore per stemperare i malumori e fare da ago della bilancia”. Nel caso di Stella, gli sbalzi d’umore si manifestano per motivi apparentemente innocenti: un trucco che non riesce come vorrebbe, un abito che non le piace. Quando la tensione si fa esplosiva, la mamma ha imparato a uscire di casa per rasserenarsi. “Fare una pausa, una passeggiata mi aiuta a prendere un po’ le distanze, a bilanciare meglio disciplina e affetto quando rientro”.






