“È estenuante” scrive la nostra lettrice. “Temo di aver sbagliato tutto”. La psicologa: “L’aiuto nei compiti è tra le situazioni di maggiore stress nella relazione genitore-figlio”
di Veronica Mazza
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“Lo so che è un problema comune a tanti genitori, ma io sto diventando insofferente a questa pratica di fare i compiti insieme a mio figlio Luca, di 14 anni, che ha appena finito il primo anno del liceo scientifico. Quando avevo la sua età le cose erano diverse: studiavo da sola o con le mie amiche e al massimo prima di un’interrogazione chiedevo a mia madre di farmi qualche domanda per verificare che fossi preparata. La cosa finiva lì. Invece oggi, ogni giorno, mi ritrovo a studiare con Luca tutte le materie, facendo PowerPoint, tesine… La scuola è finita, ma aspetto con ansia settembre; questa abitudine suggerita dagli insegnanti è diventata estenuante, sta creando un rapporto teso e complicato con Luca, perché non ho più pazienza. Capita spesso che lui non abbia voglia di stare sui libri se non ci sono io. Quindi facciamo anche le dieci di sera sui libri e dopo una giornata trascorsa a barcamenarmi tra il lavoro e gli impegni a casa, diventa troppo”. A raccontare la sua storia è Barbara E., una donna di 43 anni che vive a Roma e lavora in una agenzia di comunicazione. “Vista la sua svogliatezza e il poco impegno, si è preso anche due materie a settembre, quindi dovrà studiare anche quest’estate. E io con lui. Sognavo vacanze all’insegna del relax, invece dovrò stargli dietro. Sento di aver sbagliato approccio su questo fronte e vorrei un consiglio su come rimediare a questa situazione, per aiutare mio figlio a diventare più autonomo e indipendente nello studio. Credo che farebbe bene alla sua autostima e anche al nostro rapporto”.






